Siamo stressati dall’inquinamento

Respirare Aria inquinata aumenta lo stress sulle funzioni cardiache, fino a 6 ore dopo aver inalato il particolato ultra-sottile PM2,5.

Questa è la ricerca portata avanti dal Penn State College of Medicine. Secondo Duanping Liao, professore di Scienze della salute pubblica, lo stress sul cuore derivante da esposizione ad alti livelli di PM2.5 contribuisce a malattie cardiovascolari compromettendo la stabilità dell’attività elettrica del cuore, chiamata elettrofisiologia. Quest’ultima è alla base della capacità del corpo di regolare correttamente il battito cardiaco in modo che il cuore possa pompare l'ammontare adeguato di sangue nel sistema di circolazione

L’inquinamento atmosferico compromette l’elettrofisiologia cardiaca, in poche parole sconbina l’equilibrio prezioso e la stabilità dell’attività cardio-polmonare facilitando disfunzioni o collassi del sistema, infarti.
Per confermare questa teoria Liao e il suo team di ricercatori hanno condotto un esperimento su 106 persone non fumatrici, di età superiore ai 45 anni e senza gravi problemi cardiaci del centro Pennsylvania, per lo più nella zona metropolitana di Harrisburg. Hanno fatto indossare loro apparecchi per il monitoraggio della qualità dell'aria e della frequenza cardiaca per 24 ore, con dati registrati ad intervalli di un minuto.

I risultati indicano che l’elettrofisiologia cardiaca è stata colpita fino a sei ore dopo l’elevata esposizione al PM2.5. Questi effetti negativi possono innescare l'insorgenza di eventi cardiaci acuti e nel tempo può comportare un aumentato rischio di malattie cardiache croniche. Questi risultati permettono di conoscere meglio e approfondire il legame tra malattie cardiache ed inquinamento atmosferico e soprattutto sottolineano l’elevato stress a cui il PM 2,5 sottopone il nostro corpo, anche se sano, addirittura con effetti prolungati nel tempo.

D’altra parte oltre a questo esperimento in Italia è ormai diffuso da anni dal Ministero della Sanità il dato per cui nei giorni di traffico intenso la probabilità di infarto aumenta fino al 5%. Inoltre i risultati di uno studio italiano dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) dimostra che per ogni incremento di 10 microgrammi al metro cubo del PM10, si ha un aumento del 2% del rischio di avere un secondo infarto. Accrescendo dell’1% il rischio di un attacco cardiaco per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo della concentrazione di PM10 rispetto alla media su chi non ha mai avuto un infarto.

Al contrario del PM 2,5, l’effetto deleterio del PM 10 sulla salute del cuore si fa sentire soprattutto nei quattro giorni immediatamente successivi al picco di smog e si protrae in modo meno evidente anche fino a dieci giorni dopo. È sempre consistente dove è più intenso il traffico delle auto (soprattutto se si tratta di veicoli diesel, che emettono grosse quantità di polveri sottili).


DOMANDA: quanto pesa questo inquinamento e avvelenamento del nostro corpo sul costo della sanità? Non sarebbe forse meglio dedicare maggiori risorse all’abbattimento del PM 2,5 riducendo così i costi della sanità pubblica? Sentitevi liberi di porre questa domanda ai vostri sindaci o amministrazioni comunali, lo faremo anche noi.

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